Le nostre radici contadine

Gli inizi

Sono nato a Bolgheri nel 1965, pochi anni prima che arrivassero sul mercato le prime bottiglie di Sassicaia della Tenuta San Guido, un vino che, imponendosi in breve tempo come il nuovo mito dell’enologia italiana, trasformò per sempre i destini di tutto il bolgherese e dell’alta Maremma. Nell’arco di nemmeno un decennio quel piccolo borgo medievale, fino ad allora famoso nel mondo solo per il meraviglioso viale di cipressi tanto caro al poeta Giosuè Carducci, è diventato una delle capitali mondiali della viticoltura.

Fino agli anni ’70 le campagne bolgheresi erano infatti animate da un’economia rurale che con il vino aveva poco a che fare. Quasi tutti i campi venivano coltivati a ortaggi, frutta o cereali e il vino lo si produceva solo per soddisfare il consumo personale.

La storia di Terre del Marchesato inizia proprio in quel passato, nel 1954, quando ancora il binomio “vini di Bolgheri” ancora non esisteva. In quel periodo famiglie di coloni provenienti dalle Marche si trasferirono a Bolgheri per acquistare alcuni appezzamenti di terra ancora incolta. Uno di quei coloni era mio nonno, Emilio Fuselli. Contadino da generazioni, tenace, esperto e capace, decise di investire i risparmi di anni di lavoro per acquistare uno di quegli appezzamenti dal Marchese Mario Incisa della Rocchetta e destinarlo alla coltivazione di ortaggi.

Il sogno

Non ricordo esattamente quando ho iniziato a sognare di diventare un produttore di vino, ma probabilmente fu quando il fenomeno dei vini bolgheresi inizia ad esplodere. Intorno alla nostra fattoria i vigneti si moltiplicano e, nelle mie scorribande in campagna, mi fermavo a guardarli ammirato, “piluccando” i grappoli, “sgraffignando” qualche acino, conquistato dal sapore di quell’uva.

Come tutte le famiglie contadine della zona, anche noi avevamo un nostro vigneto, impiantato da mio nonno per produrre il vino da consumare in famiglia, ma la nostra realtà continuava ad essere un’altra. I Fuselli e Terre del Marchesato, sebbene fossero cresciuti e si fossero guadagnati la reputazione di ottimi agricoltori, col mondo del vino avevano ancora poco a che fare.

Ero poco più di un ragazzo quando ho conosciuto Giovanna. Allora come oggi, eravamo molto innamorati, e nel giro di poco tempo, benché giovanissimi, decidemmo che era arrivato il momento di sposarci e costruire una famiglia nostra. Benché solo ventitreenne ero già un agricoltore esperto. Le mie capacità erano già abbastanza note a Bolgheri tanto che venni chiamato da Piero Antinori per mettere a dimora le vigne di quello che sarebbe poi diventato il Guado al Tasso.

Desideroso di affrancarmi economicamente, e deciso a seguirei miei sogni e le mie ambizioni, mi feci coraggio e comunicai a mio padre che avrei lasciato l’azienda di famiglia per accettare la proposta di Antinori. Mi buttai a capofitto in quella nuova avventura e, forte della mia “cultura contadina”, riuscii a guadagnarmi sul campo la fiducia degli Antinori, tanto da diventare in poco tempo il loro responsabile della produzione.

Il progetto

Dieci anni sono rimasto in quella cantina. Dieci anni bellissimi, intensi, impegnativi. Dieci anni a contatto con alcuni dei migliori esperti dell’enologia mondiale e con una famiglia che il vino lo ha nel sangue da secoli e da generazioni.

Anni di grandi soddisfazioni e insegnamenti che hanno completato e arricchito la mia preparazione e durante i quali tuttavia, man mano che perfezionavo le mie conoscenze e acquisivo conferme, ho visto crescere anche il desiderio di misurarmi con un progetto tutto mio. Ogni giorno che passava sentivo crescere la consapevolezza che avrei potuto trasformare i miei sogni in realtà e con Giovanna iniziamo a progettare un modo per realizzarli.

La svolta

Il 1998 è stato l’anno della svolta definitiva. Dopo aver rilevato tutte le quote di Terre del Marchesato, ho iniziato a trasformarla in azienda vinicola. Servivano molti soldi e facemmo i salti mortali; per autofinanziarci abbiamo continuato per alcuni anni a portare avanti la produzione di ortaggi che grazie alla qualità espressa rendevano bene e contemporaneamente, oltre a risistemare le vecchie vigne del nonno, abbiamo impiantato i nuovi vigneti di Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Petit Verdot e Vermentino.

Mentre i vitigni crescevano, abbiamo iniziato a costruire la nostra cantina: piccola, ma innovativa e funzionale, e finalmente, nel 2003, dopo anni di duro lavoro, è arrivato il momento della prima vera vendemmia. Così ha visto la luce il primo vino di Terre del Marchesato, un classico blend bolgherese di Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah a cui, in onore del nonno, abbiamo dato il nome di Emilio Primo Rosso.

Dopo anni di sperimentazioni e quando finalmente le vigne avevano raggiunto la giusta età, ho deciso di dare corpo alla mia predilezione per i monovarietali ampliando, di anno in anno, la gamma di Terre del Marchesato fino a raggiungere la configurazione attuale. Tra questi Aldone, un grande Merlot in purezza prodotto dalla vecchia vigna di famiglia, al quale abbiamo deciso di dare il “nomignolo” di mio padre, un tributo a un uomo a cui sento di dovere molto.

Il resto è storia recente. Il 2019 ha visto l’uscita dell’ultimo nato di Terre del Marchesato. Una sfida tutta mia, un meraviglioso Petit Verdot in purezza che ho voluto con tutte le mie forze al quale mia moglie e i nostri figli, per completare una sorta di “trilogia dei Fuselli”, hanno voluto dare il mio nome.

 

La Trilogia dei Fuselli

Emilio Primo Rosso
Emilio Primo Rosso
Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah
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Aldone
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Merlot
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Maurizio Fuselli
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Petit Verdot
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